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Parli con me?

Laboratorio di indagine visiva e verbale sui monumenti della città di Milano 

coordinato da Pietro Gaglianò workshop legato alla mostra Hacking Monuments

a cura di Simona Da Pozzo Dal 15 al 22 luglio 2020

   I monumenti hanno una relazione molto complessa con l’idea di tempo: riguardano il passato, perché lo affermano o affermano una sua imitazione, ma “vengono eretti per impressionare un pubblico contemporaneo attraverso la relazione con la storia di chi detiene il potere, resa perenne dalla pietra o dal bronzo” (Malcolm Miles, Art, Space and the City. Public Art and Urban Future, Routledge, Londra - New York 1997). Fedele alla sua aspirazione commemorativa, il monumento dovrebbe incorporare sentimenti, desideri e tratti comuni ai cittadini cui si rivolge, e dovrebbe nutrirsi di un altissimo valore allegorico. La sua presenza nello spazio pubblico, però, ha un obiettivo che va molto oltre la semplice rappresentazione: attraverso una mitopoiesi fraudolenta impersona chi detiene il potere e diventa uno strumento di propaganda, utilizzato in ogni tipo di regime. Infatti, continua Malcolm Miles, “tra le possibili ricostruzioni, un solo passato viene rappresentato come il passato”, funzionale a una scrittura non solo del passato stesso ma anche, e prioritariamente, del futuro.

 

 Milano, come tutte le città europee, è punteggiata di piedistalli, mezzi busti, targhe, soldati, cavalli, alcune vittime, molti eroi e qualche mascalzone, in pietra, marmo o bronzo: una memoria solidificata che dovrebbe esprimere una storia condivisa della città e della nazione. È però inevitabile che i monumenti e i memoriali per lo più abbiano perso la capacità di rivolgersi alle persone che abitano i luoghi in cui sorgono. Nei casi migliori sono malinconici relitti di un passato ignorato dalla gran parte della comunità; molte volte invece sono gelide presenze che perpetuano un primato del dominio maschio, bianco ed eterosessuale, che in modo fittizio disciplina la nostra mente attraverso la consuetudine dello sguardo. In pochissimi casi i monumenti sono ancora capaci di parlare ai cittadini, amplificando un discorso di carattere etico, nel bene e nel male.

 Con questi presupposti Parli con me? vuole sviluppare una riflessione sull’attuale percezione dei monumenti pubblici di Milano, delineandone una geografia sulla base dell’esperienza delle/dei partecipanti. Si andrà così ad analizzare come e con quali scopi i monumenti sono stati creati e si sono sviluppati.

 Il workshop si svolgerà sulla piattaforma Zoom e sarà in italiano, aperto a tutti, senza limiti di età, gratuito. Il numero massimo di partecipanti sarà 10, perciò l’accesso verrà determinato sulla base di una lettera motivazionale in cui dovrà essere indicato un monumento cittadino e le motivazioni dell’interesse (max 1000 battute).

 Cliccare il seguente link per iscriversi: https://forms.gle/AvS8XJZGNVAH4G2v8

 Le iscrizioni termineranno il 10 luglio 2020 e gli esiti saranno comunicati il 12 luglio 2020.

 Pietro Gaglianò

Pietro Gaglianò (1975) è critico d’arte, curatore e docente in istituzioni universitarie e formati sperimentali. Si occupa delle relazioni tra arte e sfera pubblica. Ritiene che ogni azione e ogni pensiero si esprimano in una dimensione politica del vivere insieme; del 2016 è il volume dedicato alle estetiche del potere, Memento. L'ossessione del visibile, Postmedia Books. Nel 2020 ha pubblicato con Gli Ori il volume La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia.

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Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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