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Villa Bernasconi, un museo sul lago di Como

di Ugo Perugini

Villa BernasconiVilla Bernasconi a Cernobbio è una villa come ce ne sono tante sul bellissimo lago di Como. In realtà, come dicono gli organizzatori, è “una casa che ti parla” e che, senza reticenze, mostra i suoi segreti: la storia ultracentenaria, le stanze piene di stucchi, l’atmosfera preziosa che si respira, ricostruita attraverso arredi, musiche, esperienze multisensoriali e multimediali.

Quando il visitatore entra è accolto proprio come un ospite. Qui sta la novità rispetto ad altre esperienze museali forse un po’ troppo paludate. E come un ospite, la persona che visita la villa può muoversi liberamente: può passeggiare nel grande giardino, e, una volta all’interno, entrare nelle varie stanze - non ci sono itinerari prestabiliti - curiosare nei cassetti, ammirare le opere esposte, rispondere al telefono (è una trovata originale che non riveleremo ma che non mancherà di stupire i visitatori).

 

Villa Bernasconi è più piccola delle monumentali e splendide villa vicine, come Villa Erba e Villa Este, ma non ha nulla da invidiare rispetto ad esse, soprattutto perché è un piccolo gioiello dello stile Liberty. Fu costruita nel 1906 da Campanini, noto architetto, con una struttura innovativa, ricorrendo a forme, volumi, decori e materiali inediti che davano alla costruzione, arricchita di stucchi, ferri battuti, vetrate dai mille riflessi, una leggerezza e una eleganza incredibile che risentiva dello spirito nuovo che aleggiava a quell’epoca (la Belle Epoque), tra spinte sociali, innovazioni culturali e l’afflato modernista che spirava dall’Art Noveau.Bernasconi

La villa è appartenuta a Davide Bernasconi, che fondò le Tessiture che portano il suo nome e che contribuirono allo sviluppo del distretto della seta, dando lavoro a migliaia di persone, con le quali aveva un rapporto che andava oltre un certo stile paternalistico, dando importanza al valore del lavoro e al rispetto delle persone. Lo stanno a testimoniare la società di mutuo soccorso per gli operai che lui fondò, l’asilo per i figli dei dipendenti, le abitazioni per le maestranze. La Villa da casa di famiglia divenne in seguito sede della Guardia di Finanza, poi del municipio e location per mostre ed eventi. Oggi, come abbiamo visto, è un museo “sui generis”.

Qualche accenno alle sale che troverete al suo interno. All’ingresso, è esposta un’istallazione di arte contemporanea a firma di Gramazio Kohler Research che è uno sguardo verso il futuro, considerato che il lavoro, una maglia digitale, è prodotto da un robot e realizzato con una stampante 3D in verticale. Nella veranda vi è la prima Wikistazione in Italia, una postazione per collegarsi a Internet e collegarsi a Wikipedia.

BernasconiC’è poi un salottino d’epoca in stile Liberty, la sala del pianoforte con l’esposizione di alcuni quadri provenienti dalla Pinacoteca Civica di Como e la sala da pranzo dove in un filmato è stata ricostruita una cena in villa del passato. Al primo piano, vi sono installazioni che illustrano l’attività lavorativa delle industrie Bernasconi. Il ciclo di vita del baco da seta e un telaio, sul quale ognuno potrà contribuire, facendo andare la navetta sull’ordito, alla realizzazione di un manufatto lunghissimo. Nelle altre stanze continuerà la storia delle Tessiture Bernasconi con le testimonianze di numerosi operai che vi hanno lavorato e che potranno essere ascoltate e viste, solo… aprendo i cassetti “magici” della memoria che questa grande azienda ha voluto conservare e condividere.

Il museo nasce dal progetto "Liberty Tutti", sviluppato dal Comune di Cernobbio in partenariato con la Cooperativa Sociale Mondovisione e cofinanziato da Fondazione Cariplo. L’iniziativa è stata inoltre realizzata con il contributo di Regione Lombardia e il coinvolgimento, a vario titolo, di numerose e importanti istituzioni museali e culturali del territorio.

Museo Villa Bernasconi

Largo Campanini, 2 Orari: lun.-ven. 14 – 18; sab. dom 10-18 Biglietto intero: 8 euro; ridotto: 5 euro
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Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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