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Jean Michel Basquiat: la rabbia e l'istinto

di Marta Lock
E'stata inaugurata pochi giorni fa al Mudec la grande mostra dedicata all’artista statunitense, haitiano di origine, che ha fatto della street art, della protesta e della rabbia contro la discriminazione e il razzismo i punti focali della sua produzione. Una vita vissuta ai margini fin dall’infanzia quando il ghetto era la sua casa. - Chiusura 26/02/2017
via Tortona 56, Milano mappa
Inaugurazione 28/10/2016
 
mappa di Marta Lock
E'stata inaugurata pochi giorni fa al Mudec la grande mostra dedicata all’artista statunitense, haitiano di origine, che ha fatto della street art, della protesta e della rabbia contro la discriminazione e il razzismo i punti focali della sua produzione. Una vita vissuta ai margini fin dall’infanzia quando il ghetto era la sua casa. 26/02/2017 via Tortona 56, Milano
E' in corso al Mudec la grande mostra dedicata all’artista statunitense, haitiano di origine, che ha fatto della street art, della protesta e della rabbia contro la discriminazione e il razzismo i punti focali della sua produzione. Una vita vissuta ai margini fin dall’infanzia quando il ghetto era la sua casa - la famiglia viveva a Brooklin che negli anni Sessanta non aveva affatto l’aspetto rassicurante che ha oggi – ed esistevano in modo molto marcato le differenze e le distanze tra la parte bianca della popolazione e quella di colore.

Nei ghetti i ragazzi incontravano molto presto le tentazioni delle droghe di ogni tipo e Basquiat, artista nell’anima nel senso più completo e fuori dagli schemi che questo termine a volte assume, inizia ad assumere marjuana e Lsd mentre scopre il piacere di mettere sui muri le proprie emozioni, la rabbia, la contestazione del sistema pre ordinato, divenendo insieme all’amico All Diaz, già conosciuto nel mondo dei graffitisti, parte della sigla Samo©, acronimo di Same Old Shit, con cui firmano le opere nelle quali esprimono le loro idee rivoluzionarie sui muri e sotto i ponti della città.

Ribelle per indole, smette di frequentare la scuola City-as-scool ritenendola inutile e si mantiene vendendo cartoline realizzate da lui: il giorno in cui il noto curatore e storico d’arte Henry Geldzahler comprerà una di quelle cartoline, cambierà la sua vita. Il resto è storia. Ora Basquiat, a 28 anni dalla sua prematura scomparsa per overdose di eroina, è uno degli artisti più quotati al mondo.

Il percorso espositivo del Mudec suddivide le 140 opere presenti, per la maggior parte prestiti del suo maggior collezionista Yosef Mugrabi, secondo un ordinamento al tempo stesso geografico e temporale perché le sale hanno il nome dei vari studi in cui ha liberato la sua creatività, a partire dalla strada dei tempi di Samo© passando per quello di Annina Nosei e per finire con lo studio di Great Jones Street messo a sua disposizione da Andy Warhol con cui ha eseguito degli incredibili lavori a due mani alcuni dei quali visibili nella mostra.

L’accento del curatore Gianni Mercurio, durante la presentazione della mostra, ha volutamente evidenziato la parte fragile del Basquiat artista, ma anche uomo di colore in una società in cui quel colore non era ancora accettato, del ribelle che non riusciva a trattenere la rabbia e doveva compulsivamente imprimerla nella tela prima di astrarsi da una realtà che non poteva accettare, rabbia che cercava di dissipare attraverso l’uso di tutte le droghe possibili, una personalità borderline ma proprio per questo incredibilmente passionale, eccessiva. Nei suoi lavori il termine graffito raggiunge il massimo livello del suo significato perché effettivamente Basquiat imprimeva veri e propri graffi sulla tela, con spray, vernici, parole, simboli di teschi, ossa, tutto per far sentire quella voce, quell’impeto interiore che non voleva restasse inascoltato.

Presenti alla conferenza stampa di venerdì 27 ottobre l’Assessore alla Cultura, Filippo del Corno, Simona Serini, Responsabile Mudec per 24Ore Cultura e il Presidente di Deloitte, main sponsor del polo museale, che oltre alla mostra su Basquiat - curata da Jeffrey Deitch, amico dell’artista, critico, curatore ed ex direttore del MOCA di Los Angeles, da Gianni Mercurio, curatore e saggista, promossa dal Comune di Milano‐Cultura e da 24 ORE Cultura, ente produttore della personale - hanno presentato il calendario autunnale che comprende anche un interessante percorso dedicato ad Antonio Raimondi e alla sua scoperta della cultura peruviana, e del nuovo appuntamento con Milano Città Mondo #02 quest’anno dedicato alla Cina.

JEAN MICHEL BASQUIAT
Mudec – Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano
dal 28/10/2016 al 26/02/2017

ORARI
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

COSTI
Intero € 12,00
Ridotto € 10,00

CONTATTI
Tel.: 02.54917
Email: www.ticket24ore.it
Sito web: www.mudec.it

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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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