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Dai Macchiaioli al Simbolismo: a Novara l'Ottocento italiano

Macchiaioli Chiusura 24/02/2019
di Stefano Pariani
L'autunno novarese si accende coi colori di una mostra che mette in scena uno dei momenti più vivi dell'arte italiana ottocentesca con un'esposizione ricca di 80 opere provenienti da collezioni private nelle sale del Castello Visconteo-Sforzesco.
Piazza Martiri della Libertà, 215 - Novara mappa
Inaugurazione 20/10/2018
L'autunno novarese si accende coi colori di una mostra che mette in scena uno dei momenti più vivi dell'arte italiana ottocentesca con un'esposizione ricca di 80 opere provenienti da collezioni private nelle sale del Castello Visconteo-Sforzesco.
In un percorso articolato in otto sale si osservano non solo le tendenze della pittura italiana dal periodo post-unitario ai primi del Novecento, ma anche uno spaccato di storia italiana attraverso opere di pittori importanti come Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe De Nittis fino a Gaetano Previati e Pellizza da Volpedo.

Dopo il 1860 i pittori da un lato ripercorrono i momenti più importanti di un passato prossimo come quello delle guerre di Indipendenza, dall'altro si concentrano sulla vita quotidiana della gente comune, spesso ritratta nei propri alloggi. Il principale esponente dei Macchiaioli, Giovanni Fattori, dedica buona parte della sua carriera al mondo dei soldati e delle guerre con tono antiretorico e per nulla celebrativo come “Le ordinanze” (1883), mentre altri artisti adottano un tono più patetico e sentimentale, mettendo in risalto gli affetti famigliari, le gesta eroiche del soldato in partenza piuttosto che la famiglia in trepidante attesa. Rappresentativa la presenza in mostra di Gerolamo Induno con “Il ferito visitato dai suoi parenti” (1866) e “Partenza per il campo”.

Unità italiana non significò, tuttavia, unificazione di usi e costumi in tutta la penisola: profonde rimasero le connotazioni regionali e le differenze tra Nord e Sud del paese. Diversi pittori misero in luce questi aspetti, sottolineando la diversità tra la vita in città e quella in campagna, ancora densa di momenti folkloristici. Gerolamo Induno esplora l'interno di un'umile dimora con sguardo ancora verista nel “Mercante di immagini sacre” (1871) con dettagli che vanno dai semplicissimi arredi, ai gattini, dai giochi sparsi per terra, ad una contadina che in un angolo della casa allatta un neonato; Francesco Paolo Michetti osserva con occhio partecipe l'Abruzzo rurale, fonte principale della sua ispirazione, e ne “L'incontro” (1887) raffigura due pastorelle in un contesto campestre, vicino alla prima poesia di D'Annunzio. D'altro canto un pittore come Mosè Bianchi, che svolge principalmente a Milano la sua attività, ritrae una vivace scena della città lombarda imbiancata in “Prima neve” (1890).

Contemporaneamente, negli anni postunitari si consolida la realtà sociale della borghesia, di esponenti di spicco del mondo del commercio e dell'impresa, ma anche di notai, medici ed avvocati che godevano di benessere economico. Si affaccia pertanto nell'arte lo spaccato del quotidiano vissuto dalla borghesia, gli interni delle dimore e i protagonisti stessi di questa realtà, spesso impersonati da donne. La donna è vista sotto l'aspetto della maternità, del suo amore per i figli e come custode della “moralità” della casa, ma anche come persona attenta a piacevoli diletti, come la lettura e la musica. Esemplare la lezione degli Scapigliati, che spesso mettono al centro delle loro vibranti pennellate scene di amore materno, come “Il figlio dell'amore” (1873) di Tranquillo Cremona, e la quotidianità borghese ritratta dai Macchiaioli, presenti in mostra con uno squisito soggetto come “La curiosità” (1866) di Silvestro Lega. E ancora donne sono le protagoniste predilette dei cosiddetti “Italiani a Parigi”, giovani ed eleganti figure alla moda appartenenti all'alta società fin de siècle che affascinano pittori come Giuseppe De Nittis (“Sulla neve”, 1875) e Giovanni Boldini (“Il cappellino nuovo”, “Pastello rosa”).

Sul finire dell'Ottocento alcuni artisti rivolgono invece il loro sguardo alla nuova realtà sociale, uno spaccato urbano difficile che vedeva crescere i problemi dei lavoratori delle fabbriche, dell'indigenza e dello sfruttamento minorile, difficoltà a cui si aggiungevano altri disagi, come l'emarginazione e la solitudine della vecchiaia. La mostra espone alcune tele molto rappresentative di questo momento, come quelle di Angelo Morbelli, presente con la fatica quotidiana de “Le risaiuole” (1897), “Venduta!” (1897), quadro di esplicita denuncia che ritrae una giovanissima prostituta minorenne, e l'emblematico “Tempi lontani” (1908), uno dei vari dipinti dedicati dall'artista alla vita degli anziani al Pio Albergo Trivulzio. Accanto a questi dipinti, dagli esiti ormai divisionisti, anche il mesto “Ritorno dei naufraghi al paese” (1894) di Pellizza da Volpedo, che denuncia senza urlarlo un drammatico fatto di cronaca.

A chiusura del percorso espositivo una serie di quadri evocativi che indagano le trame più sotterranee e nascoste della realtà e che ben rappresentano il periodo Simbolista della pittura italiana, con artisti provenienti dalle esperienze divisioniste. In mostra “Petalo di rosa” (1890) di Giovanni Segantini, alla cui genesi viene riservata particolare attenzione, il trittico “Madonna con Bambino e fiori” (1916) di Gaetano Previati e il suggestivo “L'aquilone” (1902/04) di Carlo Fornara.

L'esposizione, curata da Sergio Rebora ed Elisabetta Staudacher, fa luce su un periodo noto della pittura italiana, ma con opere non altrettanto conosciute a tutti e difficilmente visibili in altri contesti. Il percorso si articola in modo agile e snello ed è corredato da esaustivi pannelli che introducono il tema di ogni sala. Un'occasione per “ripassare” o riscoprire un periodo fondamentale del nostro Ottocento, a volte trascurato a favore di realtà internazionali dall'appeal più “forte” come la pittura impressionista e post-impressionista. La “fatal Novara” si profila allora a buon diritto come meta imprescindibile nel carnet delle mostre di questo autunno.

Ottocento in collezione.
Dai Macchiaioli a Segantini
Novara, Castello Visconteo Sforzesco
Piazza Martiri della Libertà, 215
20 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019
martedì – domenica, 10.00-19.00

 
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