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Alterazioni percettive. Gianni Colombo, François Morellet, Mario Nigro, Niele Toroni e Günter Umberg

Alterazioni percettive. Gianni Colombo, François Morellet, Mario Nigro, Niele Toroni e Günter Umberghttp://www.okarte.it
Chiusura 17/06/2018
A arte Invernizzi presenterà ad Art Basel 2018 un progetto di mostra intitolato Alterazioni percettive. Gianni Colombo, François Morellet, Mario Nigro, Niele Toroni e Günter Umberg che intende creare un dialogo tra opere significative di questi artisti, espressione sia del loro singolare percorso, sempre guidato da una visione personale, sia della complessità di riferimenti e legami tra le diverse ricerche.
Messe Basel, Messeplatz 10, 4005 Basel mappa
Inaugurazione 14/06/2018
A arte Invernizzi presenterà ad Art Basel 2018 un progetto di mostra intitolato Alterazioni percettive. Gianni Colombo, François Morellet, Mario Nigro, Niele Toroni e Günter Umberg che intende creare un dialogo tra opere significative di questi artisti, espressione sia del loro singolare percorso, sempre guidato da una visione personale, sia della complessità di riferimenti e legami tra le diverse ricerche.
Il percorso dialogico include lavori a partire dagli anni ’50 sino ai giorni nostri e mette a confronto le diverse opere creando la possibilità per il visitatore di comprendere non solo le singole ricerche, ma anche di mettere in relazione gli esiti delle stesse in una più ampia prospettiva all’interno della quale progettualità, geometria e spazio alterano la percezione e ridefiniscono un nuovo rapporto con l’occhio e la materia, all’interno e oltre i confini dell’opera stessa.
Il fulcro del percorso espositivo e punto di partenza di questo dialogo è rappresentato dall’opera Dallo spazio totale 1954: 4 colonne prismatiche a progressioni ritmiche simultanee (passaggio psicologico) (1966) esposta nella sala personale di Mario Nigro alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1968. Come nelle altre opere appartenenti al ciclo dello “Spazio totale” del 1950, i singoli elementi si intensificano nell’equilibrio tra ripetizione e variazione, e guidano l’occhio dello spettatore attraverso un unicum di struttura e colore che pervade ciascuna di esse creando una lettura unitaria dell’insieme.
Progettualità e rigore formale sono due caratteristiche peculiari che emergono anche nell’installazione ideata appositamente per questa occasione da Günter Umberg. Qui i monocromi vivono di una consistenza concreta, quasi tattile, che deriva dalla stesura stratificata dei pigmenti sul supporto e che, nella visione unitaria, restituisce all’osservatore un senso magico di profondità.
Nelle opere di Niele Toroni, presentate in questa occasione, ritmo e gestualità sono i tratti peculiari delle sue impronte di pennello n. 50 lasciate a 30 cm di distanza l’una dall’altra che si concretizzano in eterogenei percorsi percettivi determinati dalla loro successione. Con il loro ritmo costante, che rimane sempre fedele a se stesso su differenti superfici, le impronte di pennello di Niele Toroni descrivono un percorso, un’ipotetica successione di passi trasferibili che, nella loro esistenza fisica, esprimono una relazione basilare e fisica con il mondo.
La ricerca di un linguaggio espressivo che possa rompere la consuetudine e al contempo generare un nuovo lessico e una nuova percezione è imprescindibile anche per Gianni Colombo. In Spazio elastico. Doppio + in cerchio (1983) e Spazio elastico. 6 doppi rettangoli (1973) le opere si popolano dunque di elementi compositivi mobili, aprendosi così alla trasformazione e riconfigurazione da parte dello spettatore.
L’alterazione tra percezione e visione effettiva è fondante anche nei lavori di François Morellet, in cui i neon guidano l’occhio attraverso, e oltre, i confini fisici delle linee rette o curve che tracciano sulla tela e sulla parete, creando una nuova idea di spazio che in lavori come π piquant neonly n°8 1=6° si rigenera costantemente lungo il tempo necessario alla percezione, così che l’osservatore venga coinvolto in modo diretto a livello intuitivo e cognitivo.
 
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Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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