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Circulus vitiosus, una mostra di Teresa & Andrzej Wełmiński

Trieste Contemporanea ospita dal 7 novembre al 6 dicembre 2020 Circulus vitiosus, una mostra di Teresa & Andrzej Wełmiński organizzata da Gabriella Cardazzo e Giuliana Carbi Jesurun: l’inaugurazione e un’inedita performance si terranno sabato 7 novembre alle ore 18; l’ingresso è libero ma è richiesta la prenotazione (vedi sotto).
Questa nuova mostra dei Wełmiński è stata progettata in esclusiva per Trieste Contemporanea.
Co-prodotto da Trieste Contemporanea e dalla Fondazione Teresa & Andrzej Wełmiński, con il patrocinio dell’Istituto Polacco di Roma e con la collaborazione dello Studio Tommaseo, il progetto Circulus vitiosus è finanziato dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e co-finanziato dall’Istituto Adam Mickiewicz nell’ambito delle attività Cultural Bridges del programma Niepodległ2017-2022 del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale polacco.


Circulus vitiosus accade nel punto d’incontro di una mostra, una installazione e una performance. Non è concluso ed è un processo aperto: il risultato non è conosciuto né definito.

Circulus vitiosus presenta visivamente la sapienza teatrale dei due artisti, che hanno collaborato con Tadeusz Kantor fin dagli inizi degli anni Settanta, e “mette in scena” nello spazio espositivo disegni e oggetti (binari e vagoni del treno in cartone) utilizzati in una azione che è una densa parodia del nostro “girare a vuoto”.
Sappiamo che il senso dell’umorismo era fondamentale per Tadeusz Kantor, così come era per lui centrale il problema del nulla. Ma, diversamente che l’estremo néant di Kantor, i Wełmiński sembrano optare per una posizione intermedia. Ciò gli permette di giocare con il paradosso di avere simultaneamente movimento e sospensione: questa è la “cifra” Wełmiński.
La nuova proposta dei due artisti per Trieste è un’ulteriore conferma della qualità e densità della loro ricerca artistica. A Trieste si intreccia di nuovo il filo di uno dei loro temi principali di indagine – sulle condizioni instabili dello spettatore – già proposto a Trieste per il progetto Alla ricerca dell’identità al tempo del selfie quando nel 2019 portarono un’opera della serie Esse est percipi che richiamava le riflessioni di George Berkeley sull’ “esser osservato” (l’esistenza di qualcosa dipende dall’essere percepita).
Ironica e critica, sempre a doppia direzione, cioè aperta a improvvisamente balzare dall’uno all’altro capo interpretativo. Questa azione è un’indagine funambola sulla corda tesa tra due estremi contrapposti: ci svela la precarietà dei punti di vista e, in definitiva, ci palesa (su un piano metaforico più astratto) il “circolo vizioso” dell’esistenza.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue con testi di Giuliana Carbi Jesurun, Gabriella Cardazzo, Karolina Czerska, Teresa Wełmiński e Andrzej Wełmiński.

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