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Fondazione Prada ci stupisce con Sanguine di Luc Tuymans

prada Chiusura 25/02/2019
di Clara Bartolini
Lo sviluppo della mostra propone accostamenti davvero imprevedibili, che costruiscono un percorso composto da 80 opere di cui 25 esposte solo nella sede Prada. Capolavori di famosi artisti del passato come Caravaggio e Peter Paul Rubens, Guido Cagnacci e contemporanei come Carla Aroche, Nick Andrews, Njideka Akunyili Crosby e molti altri, ne sviluppano il tema in tre sale.
Largo Isarco, 2 Milano mappa
Inaugurazione 18/10/2018
Alla Fondazione Prada di Milano, dal 18 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019, arriva una stupefacente ed imprevedibile mostra dall'inquietante titolo "Sanguine - Luc Tuymans on Baroc", organizzata in collaborazione con il Museo d'Arte Contemporanea di Anversa. Il curatore - artista suggerisce una nuova interpretazione del Barocco considerato, non solo da lui, lo stile che ha portato l'arte verso la modernità diventando uno stile internazionale, sia per avere trasformato i soggetti proposti dall'arte, non più solo religiosi, sia per la ricchezza di ogni manufatto, dipinto, scultura, opera architettonica che fosse.

Lo sviluppo della mostra propone accostamenti davvero imprevedibili, che costruiscono un percorso composto da 80 opere di cui 25 esposte solo nella sede Prada. Capolavori di famosi artisti del passato come Caravaggio e Peter Paul Rubens, Guido Cagnacci e contemporanei come Carla Aroche, Nick Andrews, Njideka Akunyili Crosby e molti altri, ne sviluppano il tema in tre sale, senza una divisione per argomenti o per epoche precise. Questi confronti imprevisti ci portano bellezza ed orrore, armonia e dissonanze, stupore e disgusto, in un continuo effluvio contrastato di sentimenti che lasciano piuttosto sconcertati. Data la difficile lettura della mostra, senza una preparazione preventiva, suggeriamo di chiedere testi esplicativi e, se non c'è un audio-guida, fare molte domande ai giovani che si occupano della guardiania, preparati sul tema, per non perdervi in elucubrazioni disorientanti.

Cavalli a gambe all'aria, mostri in costumi antichi, scatoloni appesi al soffitto e ricoperti da tessuti di tutti i colori, enormi contenitori trasparenti contenenti popolazioni e scheletri in situazioni sado-maso, si mescolano a opere classiche, dipinti famosissimi icone del Barocco. Busti candidi con gatti in testa e nasi da Pinocchio, stravolgono la scultura classica e si adeguano al significato del titolo della mostra che, per il curatore, deve evocare la potenza del sangue o il senso del colore nell'arte, o crudeltà e teatralizzazione. Che dire, non resta che visitare la mostra per farsene un'idea.

Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti. Courtesy Fondazione Prada
 
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«Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto [...] Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi». Questa considerazione di Goethe, deriva dal suo saggio “La teoria dei colori” pubblicato nel 1910.

Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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