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La monografia di Pietro C. Marani su Leonardo

Leonardo
di Ugo Perugini
Una prima edizione uscì nel 1999 per conto della Motta editore a cui seguì una nuova edizione aggiornata nel 2003. Ora, questo nuovo lavoro, realizzato da Sole 24 Ore Cultura, si è reso necessario per le novità emerse dalle ricerche e dai restauri delle opere del grande genio di Vinci.
Una prima edizione uscì nel 1999 per conto della Motta editore a cui seguì una nuova edizione aggiornata nel 2003. Ora, questo nuovo lavoro, realizzato da Sole 24 Ore Cultura, si è reso necessario per le novità emerse dalle ricerche e dai restauri delle opere del grande genio di Vinci. Novità che riguardano sia delle rettifiche sulla datazione dei vari lavori che su alcuni aspetti sconosciuti della sua tecnica di esecuzione. Quindi, se il testo è stato aggiornato laddove necessario, l’apparato iconografico è stato completamente rinnovato e migliorato, grazie anche all’avvento del digitale.

Tra le acute intuizioni di Marani, quella che riguarda l’attribuzione a Leonardo (e ai collaboratori del suo “laboratorio”) della famosa Sala delle Asse al Castello Sforzesco. Questa idea risale al 1982, ben prima che i vari restauri riportassero alla luce in modo più evidente l’opera (che il pubblico può visitare fino al gennaio 2020), e che in seguito sarà ancora oggetto di interventi di recupero.

La Sala delle Asse si trova alla base della Torre Falconiera ed è una sala molto ampia di pianta quadrata. Si chiama così perché in precedenza era stata ricoperta da rivestimenti di legno (le cosiddette “asse”). Leonardo volle creare un’opera per esaltare e glorificare Ludovico il Moro e dipinse, tra rocce stratificate e spaccate dalle radici, diciotto enormi alberi di gelso, con i tronchi che dalle pareti si intrecciano con i rami nodosi fino al soffitto, sorretti da corde dorate, con al centro lo stemma degli Sforza.

E’ un’opera metaforica, allegorica perché il gelso in latino si chiamava morus e in lombardo morone ed erano proprio il simbolo di Ludovico il Moro. Questa intuizione di Marani è stata poi anche confermata da esperti botanici. L’opera è un monocromo, tinta unica con chiaroscuri, che purtroppo si è andato via via sbiadendo a causa di diversi processi di deterioramento. In anni recenti sono emersi anche numerosi disegni preparatori (12 tronchi/colonne) che salgono verso l’alto e un sottobosco, con una linea di orizzonte con edifici e colline per dare un maggiore senso di spazialità.

Tornando al libro, tra le rettifiche cronologiche, citiamo ad esempio quelle che hanno riguardato la Dama con l’ermellino (non 1490 ma 1486), Sant’Anna (opera non del 1508 ma anticipata attorno al 1499): possono sembrare aspetti poco importanti ma in realtà per gli studiosi rappresentano indizi fondamentali per ricostruire il percorso creativo e ideale di un artista: gli insegnamenti del Verrocchio, la sua rivoluzione dei moti dell’animo (le espressioni che plasmano il viso) fino ad arrivare alla concezione dell’arte come astrazione. In altri termini, Leonardo passa dalla riproduzione di ciò che scaturisce dall’osservazione diretta della natura a quella che egli coltiva nella propria mente.

In questo senso un capitolo importante riguarda il Salvator Mundi, opera che ricorderemo per essere stata venduta recentemente all’asta per l’astronomica cifra di 400 milioni di euro. Qui, Leonardo va oltre la rappresentazione del reale, ci dice Marani, cerca di portare alla luce un concetto interiore, una incredibile forza (potentia) spirituale. L’immagine è statica, riprende certe idee di icone bizantine, ma grazie anche alla posizione delle mani, una benedicente l’altra che regge il globo, egli riesce egualmente a suggerire il movimento, trattenuto non esplicito, il dinamismo interiore della figura divina,.
Insomma, un libro bello, intelligente e profondo che ci fa conoscere più da vicino il genio leonardesco e può benissimo rappresentare un prestigioso regalo anche per le prossime festività.

Leonardo, Pietro C. Marani, Milano, 24 Ore Cultura, pagg. 384, 129 euro.
 
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