Nuzzo Monello “Dialogo sulla metamorfosi dell’essere. Le cattedrali d’Occidente”

nuzzoLa recensione del critico d’arte Melinda Miceli

 Nato ad Avola il 6 Giugno 1946, dopo una vita trascorsa nel mondo scolastico da docente e dirigente di Scuola Media Statale, Nuzzo Monello ha vissuto a Noto. Da qualche anno è felicemente “rifugiato” nella sua villa sul colle Sant’Elia, tra gli Iblei della sua Avola, che lui definisce come “Luoghi della fantasia nella perenne ricerca della Bellezza, sola fonte e destinazione dell'Essere”. 

Nel 1982 è nominato Maestro Infioratore e Direttore Artistico dell'Infiorata di Via Corrado Nicolaci a Noto e in continuità fino al 1989. 

Ha collaborato con i seguenti quotidiani e periodici con propri articoli, note o interviste: Madre, Brescia - Notizie Viaggio, Brescia - Forma & Espressione, Firenze - Il Lavoro, Genova - Didattica oggi, Milano - Annuario U.I.R., Milano - Rinnovarsi, Roma - L’informatore Scolastico, Roma - Ricerche Didattiche, Roma - Netum, Noto - La Gazzetta di Noto, Noto - IRFED, Roma - Il Laboratorio, Roma - Thesaurus”, Roma - Il Giornale di Sicilia, Palermo - La Sicilia, Catania, Valdinotomagazine, Noto - L’astigiano, Asti - Orizzonti Pedagogici~UniSA, Agropoli - etc.

Instancabile attivista culturale; stilista, pittore, fotografo,  scultore e ceramista, Nuzzo Monello è l’autore del libro “L’ARTE  FRA  LE  MANI” che gli ha conferito il riconoscimento di maestro della “progettazione della casualità”.

Il racconto di Nuzzo Monello “Dialogo sulla metamorfosi dell’essere. Le cattedrali d’Occidente”, è vincitore per la sezione letteratura del Certamen internazionale letterario e artistico sulle Cattedrali indetto dal critico d’arte Melinda Miceli per Ok arte Milano. Patrocini morali Luz Cultural Spagna, Globus Television e magazine, Templari Federiciani, Premio Donna Siciliana dell’anno, inserito all'interno della rassegna culturale internazionale Sarno città Festival Premio Ippogrifo d'oro, Oscar delle arti Sponsor Enciclopedia d'arte italiana. Comitato scientifico composto da: l’ambasciatore Ray Bondin, il regista Stefano Reali, il critico Alberto Moioli direttore dell’Enciclopedia d’arte italiana, il Gran Maestro dei Templari Federiciani Corrado Armeri, il fisico nucleare Jacek Ciborowsk con presidente il Critico d’arte Melinda Miceli della quale riportiamo a seguire la recensione dell’opera premiata. Il racconto dell’Autore Nuzzo Monello “Dialogo sulla metamorfosi dell’essere. Le cattedrali d’Occidente” assume il profilo di un polisemico e breve saggio di filosofia, storia, religione e architettura, insieme. L’orchestrazione concettuale manifesta attraverso la potenzialità evolutiva incarnata nell’essere umano, una condizione storico-filosofica immanente non predestinata ma dischiusa su un nuovo divenire dove il concetto di metamorfosi sottende la trasformazione e il cambiamento radicale.

 L’«uomo» di Monello mentre narra a Venerando, vede il lato possibilista, valicando quello dell’annientamento; la sua cosciente Saggezza gli permette di usare il limite umano per apprendere tramite la Sapienza ermetica l’arte di trasmettere conoscenza e di trasformarsi, predisponendosi alla metamorfosi della rinascita universale dell’iniziato.

Per gli esseri usati dalla pubblicità, dall’industria della salute e militare in un disequilibrio formale, la vita si rinnova grazie al processo di liberazione dell’immaginazione e del ricordo storico, attraverso la forma del dialogo intellettuale che per Monello ha la potenza di creare un valore antropologico contro l’asservimento politico, sociale e religioso. Si tratta di un vero e proprio poema dialogico delle trasformazioni secolari nel quale i miti risultano fusi tra loro dalla concezione di una natura animata dove tutto segue un motivo conduttore che è la mutazione continua. L’autore mette in evidenza la tormentata persistenza della natura antica in quella nuova e diversa, frutto della metamorfosi stessa, sottolineando altresì il tormento di quelle creature che trovano nel cambiamento la via d’uscita alla propria situazione impossibile, che è stata a sua volta generata da un sentimento.

Il vocabolo “cultura”, appare superato e sostituito da mondi plurali e da ontologie multiple, reali nel quale, però, il creato è uno e identico per tutte le eterogenee civiltà. Monello rivaluta le culture estere e le accetta come microcosmi, con i loro codici, ordini e verità, il tutto ambientato nell’epoca reazionaria che esalta da trent’anni la fine della storia. La gerarchia dei valori nell’esposizione è di tipo piramidale e procede dall'alto in basso; in alto si accede alla qualità più elevata della conoscenza, gnosis, mentre verso il basso si degrada verso forme di conoscenze imperfette ed illusorie. C’è il richiamo spinozista alla conoscenza e alla liberazione, la suddivisione platonica del sapere in sistemi qualitativamente diversi: la "credenza" (pistis) ed il "sapere matematico" (dianoia),  la netta demarcazione tra il metodo ipotetico-deduttivo (matematico) e quello induttivo (doxa).

Codesti colloqui si fanno storia in essere e in divenire da cui le metamorfosi erompono e si lasciano osservare e sperimentare come forma di vita, di storia e forma della natura in un fermento ideologico che alita di rinascenza in ogni settore. L’autore rievoca dell’arte il nobile passato, l’estetica, la staticità e la raffinatezza  descrivendo il compimento dell’opera spirituale ed ermetica, che racchiude i simboli e le allegorie divine, istoriati sul lapidario interno dei libri di pietra, Cattedre del Sapere e ponte alchemico tra spirito e materia.

Equilibrio e mutamento, ordine e conflitti, il Cosmo e il Caos così come ancora nella sapienza antica e moderna, richiamano la natura multiversa, complessa e mutevole dell'esistenza. In questo senso l’autore va oltre lo stesso concetto di multiversum indicando un carattere polimorfo e conflittuale tra le forme dell'identità. 

Nel multiversum ospitato dal racconto di Monello l'identità dinamica si forma attraverso le differenze,  si origina, definisce e trasforma, trovando il suo spazio/tempo e fornendo l'architettura-teatro del conflitto e del discontinuo che coabitano nella totalità dell’esteriore e nell’ostilità degli argomenti. Il testo individua nella tradizione occidentale una tendenza ad accentuare il concetto di creazione ex nihilo, assimilandola così all’atto divino, e uno stile inverso del nesso del creare che pone l’accento sul fàcere de materia.  

Se la potenza della poesia avesse la stessa risonanza dell’agire politico e filosofico in un compiaciuto dialogo, il fine utopico del racconto dell’Autore  Nuzzo Monello, dell’homo faber sarebbe l’auspicato compimento del reale che si apre a nuove possibili configurazioni di rinnovamento e di “rinascenza”.

 

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