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A Brera Bramante ci sorride sotto le spoglie di un irriverente Democrito

BramanteSi può dire che dopo che Bramante, grande protagonista del Rinascimento italiano, venne a Milano le cose cambiarono decisamente sul modo di intendere l'arte lombarda e non solo. Il repertorio tardo gotico che aveva fatto il suo tempo, con i soffitti pieni di stelle, ori, archi spezzati, foglie d'acanto e sfoggio, talora, esagerato di preziosismi fini a se stessi, era destinato lentamente a scomparire per lasciare il posto a un modo nuovo di intendere le arti figurative e architettoniche, vivificate da una grande visione armonica degli spazi e da effetti illusionistici di grande efficacia. L'operazione avviene quasi sotto traccia, ma lascerà un segno profondo.


A 500 anni dalla morte di Donato Bramante non stupisce che la celebrazione dell'artista passi da Milano, considerato che è proprio nella nostra città che si hanno le prime notizie precise sulla sua vita. Era stato senz'altro già a Bergamo, sue le decorazioni degli affreschi al Palazzo del Podestà di quella città nel 1477. Ma a Milano, di sicuro, sembra sia arrivato nel 1481 presentando un disegno che sarà poi inciso da Bernardo Prevedari.

Ma chi è Bramante?E' un personaggio poliedrico, umanista, poeta, cosmografo, sempre alla ricerca di novità (nell'opera "Eraclito e Democrito, secondo la tradizione, quello di Democrito potrebbe essere il suo autoritratto). Arriva dalla corte dei Montefeltro a Urbino, dove è stato in contatto con gli architetti, gli scultori e i pittori attivi per il duca Federico. Anche Piero della Francesca è stato importante per la sua educazione ma lui ha cercato di andare oltre mirando a soluzioni più dirette, più concrete nel suo linguaggio espressivo che si dimostrerà capace di dare un forte rinnovamento ai canoni figurativi della tradizione. La prospettiva appresa da Piero viene reinventata e anche il linguaggio dell'architettura classica rivisitato, verrà reso più essenziale.

La tribuna di Santa Maria delle Grazie rappresenta l'esempio migliore della capacità dell'artista di conciliare questo suo linguaggio con quello delle epoche precedenti: una crescita espressiva destinata a maturare solo in Lombardia, dove i modelli "classici" ai quali Bramante si è ispirato appartengono soprattutto ai secoli alti del Medioevo.

Quello che più colpisce nella mostra, ben allestita a Brera, è il "Cristo alla colonna". Bramante 2Osservarlo da vicino è un'operazione che mette i brividi. La parte del viso in ombra, quasi a evidenziare un dolore non rappresentabile, il collo livido, il volto pieno di lacrime, la bocca socchiusa, le carni del corpo, percorse da vene e tendini in rilievo, ancora pulsanti di vita. Il linguaggio di Bramante qui è classico ma potentemente vivificato dal dramma di un racconto autentico, concreto, realistico. Mentre il paesaggio sullo sfondo di eccellente efficacia prospettica richiama, quasi a paradosso, la visione di una natura pacificata. Il rinnovamento del Bramante, quindi, non riguarda soltanto l'architettura ma tutte le arti figurative e su questo specifico aspetto ruota appunto la mostra, curata da Sandrina Bandera, Matteo Ceriana, Emanuela Daffra, Mauro Natale e Cristina Quattrini, con Maria Cristina Passoni e Francesca Rossi pressola Pinacoteca di Brera dal 4 dicembre 2014 al 22 marzo 2015,dove le varie sezioni dell'esposizione interagiscono, in un dialogo serrato, con le opere della collezione permanente, secondo il progetto di Corrado Anselmi. Mostra che, è importante sottolinearlo, ha anche goduto del sostegno finanziario di Giorgio Armani. L'impatto che l'opera di Bramante ha avuto sugli artisti lombardi e sulla pittura rinascimentale in Lombardia coinvolge Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone, Bartolomeo Suardi(il Bramantino) e poiBernardo Zenale che, ognuno alla sua maniera, seguono le istanze innovative del Bramante per dare una maggiore attualità alla rappresentazione della realtà. Questo influsso si noterà in modo evidente anche sugli scultori, plasticatori, orafi e miniatori capaci di cogliere tematiche, motivi, e suggestioni bramanteschi.

Per l'occasione, Skira ha pubblicato il volume Bramante a Milano. Le arti in Lombardia 1477-1499 che ha lo scopo di evocare in primo luogo le tappe essenziali per la formazione dell'artista, e indagare il seguito che la sua attività ebbe in modo particolare a Milano e in Lombardia tra gli esponenti delle diverse arti figurative.

Ugo Perugini

Pinacoteca di Brera, via Brera, 28 – Milano

dal 4 dicembre 2014 al 22 marzo 2015

Orari8.30-19.15 da martedì a domenica chiuso lunedì

Ufficio mostre ed eventi tel. 02 [email protected]

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Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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