GTranslate

 

PALAZZO DUCALE DI GENOVA MOSTRE ESTATE – AUTUNNO 2019

 Giorgio de Chirico,Piazza d'Italia (Souvenir d'Italie), 1924-1925
GIORGIO DE CHIRICO. IL VOLTO DELLA METAFISICA Appartamento del Doge, Palazzo Ducale
Fino al 1° settembre 2019, le sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale accolgono l’esposizione
Giorgio de Chirico. Il volto della Metafisica, prodotta e organizzata da ViDi, in collaborazione con Palazzo
Ducale Fondazione per la Cultura e la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. La mostra, curata da Victoria
Noel-Johnson, presenta circa 100 opere, realizzate dal Pictor Optimus nell’arco della sua intera carriera,
provenienti da prestigiosi musei e collezioni private, oltre che dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di
Roma.
La rassegna propone una revisione critica della complessa attività dell’artista, a cento anni dalla decisione
(1919) del Maestro di prendere una diversa direzione dalla pittura Metafisica (1910-1918) a favore di stili e
tecniche ispirati al Classicismo e ai grandi maestri del passato. In linea con la posizione che de Chirico ha
sempre sostenuto, la mostra evidenzia non un distacco, ma un’evoluzione sempre più sofisticata. “Come i
frutti autunnali - spiega lo stesso de Chirico alle fine del 1918 - siamo ormai maturi per la nuova metafisica
[...]. Siamo esploratori pronti per altre partenze”.
L’esposizione intende promuovere l’interpretazione di una metafisica continua – sostenuta anche dallo
studioso Maurizio Calvesi - laddove l’intero corpus dechirichiano - nonostante le variazioni di stile, tecnica,
soggetto, composizione e tonalità di colore - è da considerarsi metafisico. Influenzate dalla filosofia del tardo
Ottocento, ed in particolar modo da Nietzsche, le opere di de Chirico esplorano il capovolgimento del tempo
e dello spazio, con prospettive ed ombre illogiche, utilizzando spesso il dépaysement, giustapposizioni
senza senso di oggetti comuni in ambienti inaspettati, tipiche dechirichiane. È un mondo enigmatico che
trasforma la nostra quotidianità e la banalità delle cose in rivelazione, portandoci a scoprire il lato metafisico
di ciò che il filosofo-poeta de Chirico offre allo spettatore.
Nella stessa maniera, le sue opere dal 1919 in poi, sia ritratti e nudi sia nature morte e paesaggi , non solo
rappresentano i frutti della sua ricerca sulla tecnica pittorica, ma costituiscono anche uno sviluppo notevole
della sua interpretazione della metafisica. Le sue copie delle opere degli antichi, nonché la presenza di
appropriazioni e rimandi a quelle dei grandi maestri del passato e ad altre sue stesse opere in
un’esplorazione ininterrotta del tempo ciclico dove il passato e il presente coesistono sullo stesso piano in
una sorta di eterno ritorno nietzschiano. Scrivendo a Guillaume Apollinaire nel 1916, de Chirico racconta
come il filosofo greco Eraclito ci insegna che il tempo non esiste e sulla grande curva dell’eternità il passato
è uguale all’avvenire. L’obiettivo della mostra è portare avanti tale concetto, avvalendosi di una struttura
divisa per temi piuttosto secondo un ordine cronologico”.

La rassegna si apre con una selezione di lavori che introduce il tema del viaggio e del ritorno, metafora per
la scoperta della metafisica “multidimensionale” secondo la lettura di de Chirico. Sono esposte opere che
dialogano anche con la teoria nietzschiana dell’eterno ritorno, come L’ebreo errante (1917), Ulisse
(Autoritratto) del 1922, Ritorno di Ulisse (1968), Il figliuol prodigo del 1974 e del 1975.
Lo spettatore entra poi nel mondo degli esterni metafisici, uno dei temi più riconoscibili della sua arte, come i
panorami urbani (le piazze d’Italia, le torri), e i bagni misteriosi, qui raccontati attraverso le illustrazioni
realizzate per Mythologie di Jean Cocteau del 1934.
Sono quindi esplorate le figure che frequentemente popolano le sue opere, dagli anni dieci agli anni settanta,
quali i trovatori-manichini, i personaggi mitologici come Diana, Mercurio, Ettore ed Andromaca, le muse
inquietanti e gli archeologi. A queste si aggiungono i disegni illustrativi per il libro di Massimo Bontempelli
Siepe a nordovest (1922).
A Genova, saranno anche in mostra i diversi approcci sul tema degli interni metafisici che risalgono al suo
soggiorno ferrarese durante la prima guerra mondiale e che furono oggetto di un successivo sviluppo; tra
questi, quadri e disegni con un assortimento di costruzioni architettoniche e geometriche, frammenti di
antichità, templi, quadri e altri oggetti inaspettati.
La mostra prosegue con l’analisi del tema della natura metafisica, con nature morte o vite silenti (come de
Chirico preferì definirle a partire dal 1942), come Il dolce siciliano (1919), Mandarini su un ramo (1922-23),
Natura morta (1930) e Corazze con cavaliere (natura morta ariostea) del 1940, nonché una selezione di
cavalli in riva al mare ed i paesaggi neobarocchi.
La rassegna si chiude con la sezione La metafisica incontra la tradizione con vari ritratti figurativi che
contengono chiari riferimenti alla ritrattistica quattrocentesca e cinquecentesca – quale Ritratto della madre
(1911) e La signora Gartzen (1913) - ma anche autoritratti di de Chirico in abiti del Seicento ispirati alle
opere di Rubens e Velázquez. Sono inoltre presenti copie e libere interpretazioni di opere dei grandi maestri
quali Dürer, Watteau, Courbet e Renoir, e di grandi artisti italiani: La gravida da Raffaello (1920) e Testa di
fanciulla da Perugino (1921).

Lele Luzzati, disegno dal suo libro “Storia del teatro”

LABIRINTO LUZZATI
Sottoporticato, Palazzo Ducale
Dal 1°giugno al 3 novembre 2019, Palazzo Ducale diventa il palcoscenico di una mostra antologica
dedicata al grande artista italiano e genovese Lele Luzzati.

Attraverso un percorso tematico e biografico, nel Sottoporticato del Palazzo viene proposto un viaggio
nell’arte del Maestro, suddiviso per sezioni, che raccontano la sua arte dagli esordi negli anni ’40 fino agli
ultimi lavori scenografici realizzati per il Teatro Carlo Felice di Genova.
Infaticabile, intenso e poliedrico, nelle sue opere non ha mai abbandonato quel senso di “joie de vivre”, di
innocenza e fantasia che le caratterizza e che questa mostra intende trasmettere al pubblico come parte
fondante per comprendere tutta la sua lunga attività artistica.
Introducono il pubblico alla mostra due grandi statue (mt.2.70), in legno sagomato e dipinto, raffiguranti
Papageno e la Regina della Notte, realizzate entrambe per lo spettacolo “ Il flauto magico”, collocate sui
basamenti esterni dello scalone di Piazza Matteotti.

La prima sezione, sorta di prologo alle successive, vuole essere una biografia per immagini, dove pareti-
collage mostrano un repertorio fotografico piuttosto inedito, documenti, scritti, note e appunti, insieme con il

famoso e raro compendio storico Storia del teatro, contenente 530 illustrazioni e realizzato a Losanna nel
1940, fanno intuire come Luzzati in quel periodo, durante la formazione alla École des Beaux Arts, si
ispirasse a Picasso, a Paul Klee e al primo teatro russo. Sempre qui troviamo esposta La storia illustrata
della città di Losanna con 150
tavole a colori e alcuni disegni al tratto raffiguranti scorci di Genova, Roma, Madrid e di altre città europee.
La seconda sezione è dedicata al teatro. All’incirca dal 1949 Luzzati ha realizzato più di 400 scenografie per
spettacoli teatrali, per il balletto e la lirica nelle diverse tecniche del collage, disegno, pastello, china, matita e
pennarello. E’ proprio del ’49 l’allestimento per Le allegre comari di Windsor, che inaugura la stagione
teatrale dei Parchi di Nervi. A partire dagli anni ‘50 il Maestro partecipa con le sue scenografie agli spettacoli
inaugurali di tutti i teatri genovesi. I bozzetti di scena, i figurini, i modellini da parete e da tavolo, le sagome
ad altezza naturale rivestite con costumi e maschere, tutti qui esposti, contribuiscono a ricreare l’atmosfera
unica del suo teatro, lasciandoci trasportare dall’immaginazione e a volare con la fantasia.
Il percorso si snoda attraverso le creazioni per Obu, Pulcinella, Le Mille e una notte e in particolare tra i rari
bozzetti originali per la scenografia de Il Flauto Magico, rappresentato al Festival di Glyndebourne del 1963.
A proposito di quest’opera Luzzati ha dichiarato: “Ho affrontato la prima volta quest'opera creando le scene e
i costumi per il "Festival di Glyndebounre" : credo di avere già allora impostato tutto il mio lavoro visto un po'
dalla parte di Papageno. Sia le scene che i costumi interpretavano più il lato favolistico e magico dell'opera
che il lato mistico-massonico: tutto il teatro era diventato un po' come un meraviglioso gioco per bambini, con
le scene che si componevano e scomponevano per ricrearsi a vista del pubblico. Ho cercato di adattare la
complicata storia dell’opera privilegiando il personaggio Papageno, come se tutta l'azione girasse intorno a
lui, mentre la Regina della Notte è diventata una fata tenebrosa e Sarastro un mago benefico”.
Sono presenti anche testimonianze sugli spettacoli prodotti dal Teatro della Tosse, fondato a metà degli anni
’70 con Tonino Conte e Rita Cirio.
La terza sezione è dedicata a Genova e illustra gli interventi del Maestro per l’arredo urbano della città e per
gli arredi delle grandi navi da crociera Andrea Doria, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Ausonia e Marco
Polo, realizzati negli anni ’50, ’60 e ’70. Due pareti della sala sono rivestite e con bozzetti per tessuti
d’arredo e con il grande arazzo del Flauto Magico ( manifattura MITA) per il transatlantico Eugenio C, Costa.
Nella quarta sezione viene documentata l’esperienza di Luzzati nel campo della ceramica, con particolare
riferimento agli anni di Pozzo della Garitta di Albisola,
fornace frequentata da numerosi artisti, tra cui Lucio Fontana e Wifredo Lam.
In mostra è ricostruito con grandi fotografie l’ambiente della fornace di Bartolomeo
Tortarolo e sono esposti vari manufatti tra cui una serie di cavalieri, di dame, piatti raffiguranti i Saggi e uno
straordinario vaso a tre mani realizzato da Luzzati, Emilio Scanavino e Lucio Fontana.
La quinta sezione presenta il cinema di animazione del Maestro. Con il regista Giulio Gianini Luzzati avvia la
produzione di circa trenta film animati e ottiene due nomination all’Oscar per i film La gazza ladra nel 1965
e Pulcinella nel 1973. Nella sala sono esposte story-board, alcuni filmati originali, i bozzetti preparatori per il
film Storia di Gerusalemme e quelli dell’inedito Gilgamesh, senza dimenticare le sigle animate dell’ Armata
Brancaleone di Monicelli
L’ultima sezione è dedicata all’illustrazione. A partire dagli anni ’50 Luzzati ha illustrato circa 200 libri.
Il suo mondo è fatto di personaggi fiabeschi, assolutamente irreali, leggeri, libranti in uno spazio atemporale
ed immaginario come quello delle fiabe e dei racconti per ragazzi, popolato di re, regine, giullari di corte,
principesse, giocolieri e clown, come usciti dai tarocchi di una maga. Oltre ai molti libri e alle tavole originali
da lui realizzate saranno in mostra le illustrazioni fatte nel 2004 per la prima pagina del Corriere della Sera
che hanno accompagnato gli articoli scritti da importanti personaggi della cultura sui Canti della Divina
Commedia.

Nel corridoio d’uscita del percorso sono esposti numerosi manifesti realizzati in occasione di manifestazioni
ed eventi.
La mostra promossa dal Comune di Genova, Regione Liguria in collaborazione con MIBAC, Soprintendenza
Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia
e Savona, Regione Liguria, è curata da Sergio Noberini e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la
Cultura e Lele Luzzati Foundation.

INGE MORATH. La vita, la fotografia
21 giugno – 22 settembre 2019
Loggia degli Abati, Palazzo Ducale
“Fotografare è un fenomeno strano. Ti fidi dei tuoi occhi e non puoi fare a meno di mettere a nudo la tua
anima”.
Questo credeva la straordinaria Inge Morath, fotografa austriaca, famosa in tutto il mondo perché fu la prima
donna fotografo a lavorare per l’agenzia Magnum Photos, un mondo che fino agli anni ‘50 era solo declinato
tutto al maschile.
Palazzo Ducale di Genova presenta una grande retrospettiva di Inge Morath, che offre la stupefacente
occasione di conoscere più da vicino e in modo più intenso, la straordinaria arte creativa e la profonda
sensibilità di questa meravigliosa fotografa austriaca, ma autentica cittadina del mondo.
L’esposizione, curata da Brigitte Blüml–Kaindl, Kurt Kaindl e Marco Minuz, si concentra non solo sulla sua
ricca produzione fotografica ma soprattutto sulla sua vita, sulla sua sensibilità, sulla sua anima.
Il lavoro di Inge Morath, prima di ogni cosa, è la testimonianza di un rapporto, di una passione, di una
necessità con la fotografia.
Le oltre 150 immagini e le decine di documenti offrono la più ampia ed esaustiva panoramica sullo
straordinario lavoro prodotto da Inge Morath, ripercorrendone l’intera carriera, ma anche regalando al
visitatore curioso e appassionato, uno squarcio significativo sulla personalità così sensibile della fotografa
austriaca.
Nel corso della sua carriera ha realizzato reportage fotografici in Spagna, Italia, Medioriente, America,
Russia e Cina.
Non ha affrontato mai questi viaggi con superficialità, bensì con serietà, studiando la lingua, le tradizioni e la
cultura di ogni regione dove si recava. Era capace di parlare correntemente tedesco, inglese, francese,
spagnolo, rumeno, russo e mandarino.
Che si trattasse di persone comuni o personaggi pubblici il suo interesse era identico e s’indirizzava sempre
verso l’intimità di ciascuno.

Inge Morath ha imparato molto da Henri Cartier-Bresson a Ernst Haas e con cui ha collaborato in importanti
reportage. Il suo stile fotografico affonda le sue radici negli ideali umanistici conseguenti alla Seconda

Guerra Mondiale, ma anche nella fotografia del “momento decisivo”, così come l’aveva definita Cartier-
Bresson.

Le fotografie di Inge Morath sono immagini che raccontano squarci della società che la circonda,
sviscerandola quasi, ma allo stesso modo narrano molto della sua stessa anima, della sua visione umana. In
esse vedi il mondo che è intorno a noi e ci leggi tanto di lei, sono come pagine di un intimo diario segreto,
che è, poi, la sua stessa vita e come lei stessa scrive: “La fotografia è essenzialmente una questione
personale: la ricerca di una verità interiore”.
Inge Morath è stata una donna determinata e volitiva, capace di imporsi in un mondo prettamente maschile,
come quello della fotografia; è stata capace di rompere gli schemi sociali, che vedevano, negli anni ‘50, la
donna solo come brava moglie e buona mamma (e lei è stata anche moglie e madre di due figli!).
Ma è stata anche una raffinata donna di cultura e sensibilità, vivendo preziose e intense amicizie con i più
grandi intellettuali e artisti del XX secolo.
Le stesse personalità che ha anche immortalato con i suoi scatti fotografici, immagini dove non è raffigurato
solo il personaggio famoso, ma tra le pieghe della fotografia, possiamo leggere anche l’intimo e profondo
legame d’amicizia che li legava con la fotografa.
E la ricordiamo anche per essere stata la moglie di Arthur Miller, colei che entrò nel suo cuore dopo la
rottura con Marilyn Monroe. Lo conobbe sul set della pellicola hollywoodiana The Misfits, lei come fotografa
di set, inviata dall’agenzia per cui lavorava, lui attore protagonista del film, accanto a mostri sacri come Clark
Gable e la stessa Marilyn Monroe.

Pablo Atchugarry, Olivo, Danza de la vida

ALLA CONQUISTA DELLA LUCE
LE SCULTURE DI PABLO ATCHUGARRY
6 luglio – 25 agosto 2019
Salone del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale, Genova
La mostra “Alla conquista della luce” esprime compiutamente lo spirito creativo di Pablo Atchugarry ( nato a
Montevideo nel 1954 ), un artista capace di interrogare il marmo attraverso un gesto di seduzione tattile che
travalica e vanifica l’idea del tempo. La sua conquista dell’astrazione passa infatti attraverso una classicità

che rimanda all’antica cultura greco-romana e a successivi agganci barocchi che l’aiutano a proiettare nello
spazio misteri assoluti di linee e di forme. Infatti queste sue forme si nutrono della ritmica rincorsa dei vuoti e
dei pieni nel rievocare talora il transito di un dinamico panneggio che assorbe e diffonde la luce. E un simile
incanto emerge sia dal candore del marmo di Carrara, sia dal grigio del bardiglio: lo possiamo ammirare
nelle venticinque opere in rassegna che rinnovano la magia narrativa della pietra. Pari seduzione scaturisce
inoltre dalla quindicina di bronzi che sono conquistati e accarezzati da un variabile monocromatismo.
L’imponente opera, intitolata “La danza della vita”, che accoglie i visitatori nell’ampio atrio a piano terra del
Palazzo Ducale costituendo l’avvio dell’intero percorso contemplativo, entra decisamente nella filosofia del
processo indagatore tipico di Pablo Atchugarry: si tratta di un albero d’ulivo, ormai disseccato, scavato e
interrogato da appositi attrezzi per farlo rivivere come opera d’arte, per elevare i contorcimenti e gli sviluppi
radicolari a sublime narrazione. Proprio come succede al blocco di marmo a cui l’artista chiede di rivelare
l’anima ovvero quella realtà michelangiolescamente custodita nel suo interno.
Sarà quindi l’ampio Salone del Maggior Consiglio a incrementare e a completare il viaggio alla conquista
della luce attraverso seducenti stazioni contemplative che coinvolgono tutti coloro che entrano in empatico
colloquio con le composizioni del nostro autore. Si tratta infatti di opere che scandiscono mirabilmente gli
spazi di questo suggestivo interno, rimodellato nel Settecento in stile neoclassico, fino a toccare l’apice
percettivo ed emozionale nel plastico crescendo marmoreo che Atchugarry ha sistemato nella sacralità di un
ipotetico altare al termine del percorso.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira introdotto dai testi di Luca Bochicchio, Luciano
Caprile e Tiziana Leopizzi.

Gino Severini, La Maternità, Cortona, Museo dell’Accademia Etrusco

GLI ANNI VENTI IN ITALIA
L’età dell’incertezza
5 ottobre 2019 – 1 marzo 2020
Appartamento del Doge, Palazzo Ducale
A cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone
Palazzo Ducale presenta dal 5 ottobre 2019 al 1 marzo 2020 la mostra Anni venti in Italia. L’età
dell’incertezza.

Un percorso che si snoda attraverso le sale dell’Appartamento del Doge con circa 100 opere suddivise in 9
sezioni e che intende proporre un’indagine affascinante, mirata sulla complessità storico, politica, sociale e
culturale del decennio e sull’impatto che i suoi precipui caratteri esercitarono sulle ricerche estetiche del
tempo, in particolare sulla produzione pittorica e plastica.
Gli anni venti rappresentarono, infatti, una cruciale fase di passaggio tra il trauma della Grande Guerra – che
comportò, tra l’altro, il crollo delle certezze e dell’ottimismo che avevano pervaso il primo decennio del nuovo
secolo – e la crisi mondiale del decennio successivo. Crisi che, annunciata dal crollo di Wall Street
dell’ottobre 1929 e seguita dalla progressiva affermazione sullo scacchiere internazionale di regimi
dittatoriali, si concluse con un nuovo ancor più tragico conflitto.
In Italia il turbolento clima del dopoguerra favorì l’ascesa al potere del fascismo, un movimento e presto
partito ultranazionalista e aggressivo, che, chiamato al governo dalla Corona con la promessa di restaurare
l’ordine, imboccò a metà del decennio una deriva dittatoriale col sostegno di una vasta alleanza di forze
conservatrici e l’appoggio dei centri finanziari e imprenditoriali. La lunga ombra della guerra, la travagliata
transizione a un’economia di pace in un quadro internazionale di grande instabilità, il passaggio da una
stagione di rivendicazioni sociali e di primi esperimenti di partecipazione politica di massa a una svolta
autoritaria, l’influenza dell’esperienza rivoluzionaria di Fiume a livello sia politico sia di costume, le spinte ai
cambiamenti culturali e nei rapporti di genere ereditate dalla Belle Époque: tutto contribuì al diffondersi di un
forte senso di incertezza individuale e collettiva.
A questa complessità di eventi corrispose, nel campo delle arti figurative, un’ampia varietà di declinazioni
linguistiche che rappresentarono il termometro di un’epoca convulsa.
Nonostante la storiografia abbia spesso messo in rilievo il carattere ruggente e sfavillante di tale decennio,
gli anni venti si presentano come un’epoca caratterizzata da una generale sensazione di inquietudine che, in
campo pittorico, trovò riscontro in una vasta gamma di enigmatiche rappresentazioni di attesa, ma che
alimentò pure – nell’aspirazione a una fuga verso l’altrove – l’esplorazione di universi spirituali, irrazionali e
onirici, l’evasione verso dimensioni edonistiche e l’aspirazione a un ritorno al passato, condensata nella
celebre definizione di “ritorno all’ordine”.
In mostra saranno esposte oltre cento opere, tra dipinti, sculture, disegni dei grandi protagonisti
dell’arte italiana di quegli anni, tra cui Carrà, Casorati, de Chirico, Arturo Martini, Severini, Sironi,
Depero, Prampolini, Wildt, provenienti da prestigiosi musei nazionali: Galleria Nazionale, Roma; Mart,
Rovereto; Palazzo Pitti, Firenze; Museo del Novecento, Milano; Galleria d’Arte Moderna e
Contemporanea, Torino e importanti collezioni private.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo, edito da Sagep, Genova, con testi dei curatori e di Fabio
Benzi, Teresa Bertilotti, Andrea Cortellessa, Patrizia Dogliani, Ferdinando Fasce.
Mostra prodotta e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura

.

Banksy, Destroy Capitalism

WAR, CAPITALISM & LIBERTY
Opere dell’artista conosciuto come Banksy
novembre 2019 – febbraio 2020
Sottoporticato, Palazzo Ducale
A cura di Stefano Antonelli e Gianluca Marziani
Guerra, capitalismo e libertà sono i temi di attualità indagati in questa mostra attraverso le opere dello street
artist di fama internazionale noto con il nome di Banksy.
La mostra include dipinti, stampe a tiratura limitata, sculture e oggetti rari, molti dei quali saranno esposti per
la prima volta.
L’esposizione è arricchita da un’infografica sulla cronologia dell’artista, ampie schede storiche sulle opere
con documentazione fotografica, testi a muro con sue citazioni da libri, i «black books» originali, poster
originali di sue mostre, banconote contraffatte, palloncini «I am an imbecile» usati a Dismaland e alcuni
video.
Banksy è uno degli artisti allo stesso tempo più discussi e acclamati dei nostri tempi.
Le sue potenti immagini e i messaggi provocatori hanno attirato un pubblico internazionale fin dalla sua
comparsa sulla scena artistica alla fine degli anni ’90. La sua opera è un misto di umorismo e profonda
umanità. Creata per il grande pubblico riesce a dare voce a tutti coloro che fanno parte, e/o che sono
esclusi, dalla società e i cui bisogni restano spesso inespressi o inascoltati.
Street artist, i suoi mezzi artistici spaziano dalla tela alla serigrafia, dalla scultura a grandi installazioni.
La sua volontà di restare anonimo e il suo rifiuto di scendere a compromessi, confermano l’impossibilità di
definire con precisione la sua personalità artistica e la sua opera. La mostra, resa possibile dal prestito
concesso da prestatori privati internazionali, è un’occasione unica per apprezzare e conoscere più a fondo
l’artista e la sua incredibile abilità tecnica che caratterizza tutta la sua produzione artistica.
Mostra prodotta da Metamorfosi.

ALFRED HITCHCOCK
13 novembre 2019 – 8 marzo 2020
Loggia degli Abati, Palazzo Ducale
A cura di Gianni Canova
A 120 anni dalla sua nascita, Genova rende omaggio al grande regista americano.
Attraverso un’ottantina di fotografie il visitatore potrà percorrere un affascinante viaggio nel backstage dei più
importanti film di Hitchcock prodotti dalla Universal Pictures, scoprendo particolari curiosi sulle scene più
famose, sugli effetti speciali utilizzati e sulla vita privata del regista e dei suoi attori.
“Hitchcock – afferma Gianni Canova, curatore della mostra – è stato uno dei più grandi creatori di forme di
tutto il Novecento. I suoi film, per quante volte li si riveda, sono ogni volta una sorpresa, ogni volta aprono
nuove prospettive attraverso cui osservare il mondo e guardare la vita”.
Un assaggio dei film: si parte da “Psyco” (1960), che superò tutti i record di incassi.
Si potrà vedere il dietro le quinte del Motel Bates, conoscendo il protagonista Norman e molte curiosità sulla
famosissima scena della doccia.
Un’intera sala è dedicata a “Gli Uccelli” (1963), realizzato con molti effetti speciali, sia per la realizzazione dei
volatili che per i suoni. Ci vollero ben tre anni di preparativi.
Ampio spazio anche a “La Finestra sul cortile” (1954), con James Stewart che interpreta il fotoreporter
Jeffries costretto all’immobilità per una brutta frattura ad una gamba, che osserva la vita dei suoi vicini di
casa dal proprio appartamento, fino a scoprire un delitto.
“La donna che visse due volte” (1958) vanta riprese spettacolari realizzate nei luoghi più famosi di San
Francisco. Tra gli altri film esaminati “La congiura degli innocenti” (1955), “L’uomo che sapeva troppo”
(1956), “Marnie” (1964), “Topaz” (1969), “Complotto di famiglia” (1976).
Tutto il percorso è accompagnato da approfondimenti video di Canova.
Una sezione della mostra è dedicata ad uno degli indiscussi ingredienti del successo dei film di Hitchcock, la
musica, tra cui quella di Bernard Herrmann, che scrisse le colonne sonore di “La donna che visse due volte”
e “Psyco”.
Infine è prevista una sezione di approfondimento sui rapporti tra Hitchcock e la Liguria.
Una scena del film “The pleasure Garden” del 1925 fu girata alla Stazione Marittima di Genova.
La mostra è ideata e prodotta da ViDi - Visit Different, con la collaborazione speciale
di Universal Pictures Italia divisione di Home Entertainment e dello IULM, Milano.
Pin It

Le interviste del Direttore

Ugo Nespolo, «fuori dal coro”» innamorato di Milano

nespolo

 di Francesca Bellola

 Le riflessioni dell'artista dopo che Palazzo Reale gli ha dedicato una...


Leggi tutto...
Giovanni Allevi: «Quando facevo il cameriere alla Scala...»

allevi

di Francesca Bellola

Talentuoso e brillante, empatico e carismatico. Giovanni Allevi, uno dei...


Leggi tutto...
Francesca Bellola, giornalista e direttore editoriale del portale OkArte.it

Francesca Bellola Francesca Bellola, giornalista e direttore editoriale del portale OkArte.it, di cui ha diretto...


Leggi tutto...
Michelangelo Pistoletto: «La mia Mela in Centrale opera aperta al mondo»

pistolettodi Francesca Bellola,

Recentemente la "Mela Reintegrata" è installata definitivamente nella...


Leggi tutto...
Il mondo come lo vorrei Il fotografo Giovanni Gastel tra esordi teatrali e poesia

gastel

di Francesca Bellola

«Da zio Luchino Visconti ho imparato il metodo»

Ha ritratto le donne più...


Leggi tutto...
Mario Lavezzi: un viaggio di musica e parole
lavezzidi Francesca Bellola

Definire la sua attività è riduttivo, è - infatti - compositore,...

Leggi tutto...

Puoi accedere su www.okarte.it con una tua password e dopo l'approvazione della registrazione puoi inserire nel sito articoli e foto. Cordiali saluti, Redazione OK ARTE

Ricordami

Questo sito rispetta la "Protezione dei dati personali GDPR - General Data Protection Regulation, Reg. UE 2016/679"

Carezza Violenta

Visita Pavia in 5 minuti

La Certosa di Milano

Chiese e dimore antiche

Genova: l'incanto di un presepe in marmo del '400

di Stefano Pariani
In periodi di festività come questo [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto
Il fascino senza tempo dei Giardini della Guastalla

di Stefano Pariani  Nei giorni d'estate come questi, [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani Non di rado il termine “stupore” [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

Correva l'anno 1487 quando, secondo [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

Simbolo dell'epoca comunale e della [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

C'è una fervida creatività che [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

L'immagine del treno e della sua [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

La storia di Milano – le pagine [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

galleria fotografica La chiamavano [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

E' finalmente tornata visitabile [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

di Stefano Pariani

“Faceva il palo nella banda dell'Ortica, [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto

redatto da Stefano Pariani: Appena fuori dall'abitato [ ... ]

Chiese e Palazzi storiciLeggi tutto