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Le “Cucine Economiche”, testimoni di una Milano popolare e operaia

di Stefano Pariani
Nel cuore della Milano dei più moderni grattacieli e della movida notturna, esiste (e resiste) un edificio che è testimonianza di una città non solo emblema di sviluppo, ma anche popolare e attenta alle esigenze dei bisognosi. Oggi alle spalle delle storiche “Cucine Economiche” in Viale Monte Grappa svettano il “Bosco verticale”, la torre Unicredit e i modernissimi edifici della riqualificata area ex-Varesine, mentre un tempo lo scenario era costituito dal Naviglio della Martesana, che scorreva a fianco delle cucine, e l'antistante Ponte delle Gabelle, ancora in loco; una sorta di “quadretto romantico” immortalato in molti dipinti e disegni d'epoca, che mostravano un angolo della città appena fuori porta.
 
Nella seconda metà dell'Ottocento Milano stava vivendo il suo momento di espansione industriale e finanziaria, ponendosi sotto questo profilo come città-guida dell'Italia post-unitaria. Parallelamente si sviluppavano i primi movimenti operai e l’attenzione per i disagi sociali legati all'inurbamento: è in questo contesto che sorsero le società di mutuo soccorso e le cooperative sociali. L'edificio delle “Cucine Economiche” venne realizzato nel 1883 dall’architetto Luigi Broggi per volontà dell'”Opera Pia Cucine Economiche” e il risultato, oggi considerato tra i migliori dello stile neo-romanico, è un'architettura parzialmente in mattoni scoperti, che riprendono la tradizione del cotto lombardo, con ornamenti a graffito e coronature in terracotta. Al pian terreno c'erano 160 coperti, la cucina e un forno per il pane, al piano superiore gli uffici amministrativi. I pasti erano distribuiti a prezzi modici ai numerosi operai della zona, ai manovali, ai ferrovieri, e in generale a chi dalle campagne giungeva in città e il menù era composto da minestre, risotti, arrosti e brasati. La mensa era frequentatissima ed era talmente popolare che destò anche l'attenzione di pittori come Attilio Pusterla, che le dedicò un celebre dipinto. “Alle cucine economiche” (1887), conservato alla GAM di Milano, mostra l'interno della mensa con affollatissimi tavoli e una moltitudine di persone, giovani e anziani, indigenti e lavoratori, tutti ritratti nella loro dignità umana nell'atto di mangiare, quasi un'istantanea fotografica e documentaristica. Un'attenzione alle tematiche sociali che non sarebbe passata inosservata alla nascente pittura divisionista.

Negli anni Settanta le “Cucine” chiusero definitivamente e, dopo anni di inattività, gli spazi dell'edificio sono stati rilevati dal comune per attività ricreative e culturali per anziani. Oggi le “Cucine Economiche” meriterebbero una riqualificazione e una maggiore valorizzazione urbanistica per porre all'attenzione di tutti la storia e il ruolo sociale che hanno svolto. A pochissimi passi, al di là della strada, si trova la prima stazione ferroviaria cittadina, la Milano-Monza, in stile neoclassico, da poco restaurata e attualmente sede di un elegante hotel. L'ipotesi di poter rivedere riaperto il Naviglio in questo tratto con gli storici edifici a fare da cornice è senz'altro suggestiva e potrebbe costituire una sorta di museo all'aperto per cittadini nostalgici e una risorsa per il turismo.

 
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Arturo Bosetti, eclettico artista, con un passato di docente di Disegno e Storia dell'Arte, nonché restauratore, ha colto sin dagli inizi della sua carriera, l'importanza della luce dalla quale scaturiscono i colori.


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